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Dalle parti di Nino. Nell'Altopiano di Zanzotto

15 Luglio 2025
Dalle parti di Nino. Nell'Altopiano di Zanzotto
Un viaggio tra i colli amati da Zanzotto e dal profetico Nino: lentezza, natura e poesia in un paesaggio senza tempo tra Rolle e Resera.

 Percorro la dorsale alberata che unisce il centro di Tarzo con i nuclei – poco più che cellule – di Reseretta e di Resera lasciando sulla mia sinistra - rinvio a un altro tempo - la discesa verso Arfanta che di questo profluvio di cupole boscose è il caposaldo; sono immerso in un oceano tumultuoso di colli, insenature, slarghi improvvisi e prati digradanti che si infilano, in un tripudio di verdità in mezzo ai boschi e alle vigne. La bellezza mi viene incontro con un generoso abbraccio, si slarga in un moto tranquillo e si disperde riflessa nel cielo d’acciaio che copre ogni cosa. La presenza umana qui si è agglomerata con garbo alla natura imperante, senza prevaricazione, in una costellazione rarefatta di abitazioni a ridosso di piccolissime stalle in un’urbanità gentile e romita. A differenza della celebrata Valdobbiadene dove gli spazi di bellezza sono talmente aggrumati, accalcati, pressati uno sull’altro che rischiano di generare bulimia in chi li vive e confusione in chi, da turista, li consuma. Da questa parte tutto è più lento, più scontato e nessun urlo o schiamazzo lacera il silenzio canoro dei boschi che da qui si distendono spumeggianti in una improvvisa foresta oroverde.

Ecco, la lentezza è il carattere di questo paesaggio che si spande a zig zag fino a Rolle che mappa la valle con l’iconico campanile e saluta aprendo la vista ad una versione più tipica del paesaggio collinare in cui le vigne giocano a nascondino con gli alberi e con pochi isolati colmelli e, vagando, ci accompagnano verso la spianata lucente di Farrò. Un ricordo rimane del breve tragitto: dentro la chiesetta di Resera, dedicata a san Rocco, santi taumaturghi osservano dalle pareti con sguardi benedicenti. Una Madonna con bambino brandisce con statica dolcezza una fulgida rosa e sembra che il fiore cristallizzato dall’anonimo frescante dia luce e profumo a tutto l’insieme. Gli affreschi, di fattura operaia ma di grande efficacia coloristica, mi mettono in pace con il mondo e mi sollevano dai cupi pensieri che esalano inquieti dall’ultrapianura. Vi si respira eternità, il tesoro di questi luoghi ierofantici, da cui esco come avvolto da una grazia che percepisco nell’aria sottile, nel silenzio grasso e avvolgente. Su questi ripiegamenti edenici Andrea Zanzotto ha coniato la sua personale topografia, Lorna, Dolle, Rosada… L’Altopiano su cui aleggia, spiritello irresoluto, l’anima di Nino cui il poeta dedicò un gustoso e denso ritratto, “Colloqui con Nino”. Nino (Antonio Mura, Pieve di Soligo 1892-1988) e basta senza cognome e senza aggettivazioni supplementari; bastano e avanzano quelle due sillabe ad aprire con un click dai clinami di Rolle il vaso di Pandora del “Duca della Rosada di Rolle” (ivi incoronato da Giovanni Comisso), attore, astronomo, gastronomo, agricoltore, empirico, erborista, indovino, nonché Poeta contadino, epigrammatico e definitivo. Una fotografia in bianco nero del 1986 di Vincenzo Cottinelli lo ritrae di tre quarti – giacca e cravatta volitiva - in posa, compiaciuto dai versi dell’amico poeta “le tue vigne con lo stellato soltanto/confinano e col folto degli stellanti fagiani.”. Le “profezie di Nino” stanno aggrumate in quel palmo, nel gesto largo della mano protesa all’orizzonte, come gli imperatori in posa testamentaria per la progenie e per i posteri. Il podere di Rolle, dimora di dei

Poi il “progresso scorsoio” si è preso la briga, ruspando e rettificando, di omologare le imperfezioni di quel regno ultramondano sul quale Nino dominava con il garbo della sua sterminata sapienza “sempre più autorizzato, da vero eroe eponimo a farsi portavoce di una «storia parallela»” in cui affastellava, come i filari sghembi delle sue vigne, invenzioni, facezie, imprese militari, donne, amore, agricoltura, salute, scienze, inquinamento in un crescendo di stupori e rivelazioni che travolsero la già pencolante compagnia che andava in pellegrinaggio nel feudo, Carlo Conte, Parise, Comisso, Valeri, Walter Balliana, Toni Bisol, Zanzotto e le donne, Marisa, Cinzia, Wilma… cui dedicava trattatelli di antropologia sentenziosi e inappellabili. Reincarnazione tardiva, sull’orlo della dissipazione della civiltà che li aveva partoriti, di Merlin Coccajo, Merlin Cocai o Limerno Pitocco, Folengo di collina un po’ Piovano Arlotto con echi di Rabelais. Teorico di una filosofia collinare come quella volta in cui, “in occasione dell’inaugurazione della Latteria di Soligo pronunciò un memorabile discorso e in tema di trasformazione del latte si espresse con estrema esattezza parlando di «materia» che diventa «forma». Spiegò così, filosoficamente, l’arte di fare il formaggio.

Ora l’antico podere ha mutato pelle come Nino non avrebbe mai immaginato ma che il Nino profeta, anzi “indovino”, aveva vaticinato, “State acorti, no stè pi sgionfar al balón… State accorti, non mettetevi a strafare [gonfiare il pallone]”. 

Dal campanile di Rolle, estrema scolta sopra i clinami, si stacca un’onda di campagnolo buonumore, una specie di riso contagioso “la straordinaria forza di sopravvivenza, quella follia sublime che porta alla sopravvivenza, al grande riso pur fra le tragedie, alla mai castrata mitopoiesi che da sempre riuscì a motivare i rivoli di lava della vita attraverso ogni forma di necrosi e catastrofi d’ogni genere”.

Affisso a un balcone pencolante sulla tenerissima valle dal ciglio di Rolle sta ancora, corroso ma leggibile, il manifesto di Nino redatto da lui medesimo e proclamato agli ospiti del feudo: In questo giorno di maggio in cui la natura fiorisce fra tanti cinguettìi giulivi, ci sono anche tante belle signore, è tutto un fiorire, il mondo è bello e grande, c’è posto per tutti e non ci devono essere più differenze, ricchi e poveri…

Mondo sii e buono, scriverà più tardi Zanzotto ne La beltà sull’onda di quel folletto che volando a cavallo della sua bicicletta tra Rolle e Pieve di Soligo ha rilasciato una scia di allegro turbamento che scuote ancora le fronde degli alberi e serpeggia tra le vigne lassù sull’Altopiano. 

Miro Graziotin 

I corsivi sono tratti da Colloqui con Nino, a cura di Andrea Zanzotto (Grafiche Bernardi, 2007) di cui è in corso un progetto di riedizione ampliata.

Leggi in allegato L'aria di Dolle (da Conglomerati), di Andrea Zanzotto



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