Home Mission Parchi Viaggi Eventi Multimedia Contatti
Il Magazine I Numeri Almanacco Contatti
Italiano English Français Norsk Ελληνικά Español Português Deutsch 中文
Menu

La Coscienza Circostante. Caramelle

01 Gennaio 2026
La Coscienza Circostante.  Caramelle
Alla fine dell’anno scartiamo i ricordi come caramelle, ma quasi mai li abbiamo assaporati davvero mentre scorrevano. Le caramelle più belle, sono sicuro valga anche per voi, non sono mai nella galleria del telefono.

8.  Caramelle* 

All’inizio del nuovo anno si fanno sempre i conti con ciò che è stato. La lista dei buoni propositi non inizia se prima non abbiamo analizzato gli avvenimenti salienti dell’anno appena concluso. Pubblichiamo l’ultimo reel di commiato e tracciamo i bilanci. Cosa ha funzionato? Cosa è andato storto? Abbiamo gioito, sofferto, vinto, perso partite, persone, cari, amanti? Cosa ci rimane degli ultimi 365 giorni? Cosa vogliamo che resti e cosa possiamo lasciare andare? Cosa dobbiamo lasciare andare? Quanta parte di quello che ci è successo siamo riusciti a controllare? Siamo riusciti a raccontarci come gli altri volevano che noi fossimo? O abbiamo seguito il nostro cuore, sacrificando il racconto?

Il grande dramma dei tempi moderni è la trasformazione dell’evento: assaporiamo veramente la felicità solo nel rimpianto del ricordo. Mentre lo vivevamo, la prima preoccupazione era immortalarlo. Ora che lo sfogliamo, la prima preoccupazione è: “l’ho vissuto fino in fondo per davvero?”. Ecco, io purtroppo mi rispondo quasi sempre di no. Il vizio di narrarmi ha preso il sopravvento e la vita sembra un breve carosello da mostrare al mondo.

Alla fine dell’anno scartiamo i ricordi come caramelle, ma quasi mai li abbiamo assaporati davvero mentre scorrevano. Le caramelle più belle, sono sicuro valga anche per voi, non sono mai nella galleria del telefono. Fateci caso. Il ricordo più dolce, più vivo, più significativo lo abbiamo solo nelle fotografie che abbiamo fatto con gli occhi, nei piccoli frame che abbiamo scattato nella mente sotto a un cielo stellato, su una balla di fieno all’imbrunire, su un cavallo, una moto, un aereo, sul bordo piscina, sulla riva di un lago, nel deserto, con la persona giusta o con quella che ritenevamo tale in quel momento, per quel momento.

In galleria, invece, troviamo solo ricordi sbiaditi di momenti di cui ricordiamo solo lo sforzo di immortalarli, il gravoso compito di fermarli, che ci lascia la memoria piena e il cuore vuoto. Arriva la fine dell’anno e bisogna fare pulizia, perché con la memoria piena non si apre più nemmeno WhatsApp e praticamente usciamo dal mondo, quello in cui vogliamo brillare a tutti i costi. Più cerchiamo di raccontarci nello spazio e nel tempo, più ne usciamo fuori. Quanto è strana la vita di oggi.

Lo scorso agosto sono andato a surfare in Marocco. Ero appena tornato dalla fast life di Ibiza, avevo vissuto un paese dei balocchi a prova di racconti e sinceramente mi sentivo anche un po’ stanco.

Ne avevo sofferto i ritmi, la pienezza, il sovraffollamento.

All’aeroporto di Malpensa feci un fioretto. È vero che Instagram è il mio lavoro e dunque non posso cancellarlo, ma in quel momento ero in ferie e potevo benissimo metterlo in standby. Promisi a me stesso e al mio compagno di avventure che per una settimana non avrei pubblicato nemmeno una storia. Salutai i miei follower e spensi il mio mondo digitale per una settimana intera. Attivai la connessione dati solo per aprire agli ospiti del mio affitta camere romano.

Volete sapere il risultato? Ho vissuto la vacanza più bella della mia vita. Ho vinto la paura del caldo, dell’immensità dell’oceano, degli squali, dello sbalzo termico tra la temperatura dell’aria e quella gelida dell’acqua, delle quattro ore di volo, io che ho paura persino di quelle. E chi ne aveva mai fatte così tante prima di allora. Non avevo mai fatto quattro ore filate di volo. Prima di salire sull’aereo ero terrorizzato, mi sembravano una eternità. Ma è bastata una chiacchierata con una sconosciuta per farle volare... le ricordo come alcune delle più brevi della mia vita…

Sceso da quell’aereo ho vissuto momenti bellissimi in compagnia di persone fantastiche, ho fatto chiacchierate infinite sotto il cielo stellato, mangiato panini improponibili su una delle sabbie più nere che abbia mai visto, non soltanto per il colore dei minerali che la costituivano… ho mangiato patatine unte e bisunte senza potermi nemmeno pulire con una salvietta, ho scoperto quanto sia calda e bella la condivisione del proprio destino con perfetti sconosciuti, accomunati dal solo desiderio di conoscere nuovi posti e nuove persone, per non pensare al passato o per il semplice gusto di farlo. È stato indimenticabile.

È in Marocco, facendo surf, che ho scoperto che siamo mosaici fatti di incontri, costruzioni di frammenti di attimi che restano lì, dove il tempo non può arrivare, non può cancellarli. È vivendo davvero quegli attimi che ho capito che la vita e le anime belle sono come le onde: vanno prese al volo, subito, osservandone da lontano l’incedere, con la prontezza che bisogna avere quando si stanno per afferrare le cose preziose. È stato bellissimo.

Ho tantissime foto di quella settimana, mie e dei miei compagni di viaggio, ma le più belle sono senza dubbio quelle che non ho scattato. Non le dimenticherò mai.

È bellissima la sensazione di fierezza che si prova quando si scopre che i propri limiti e le proprie paure sono solo illusioni, l’ho provata tante volte, ma quella che ho provato in quei giorni è stata senza dubbio la più intensa, la più piena, ricca, vera. Non può essere un caso la lontananza del feed, delle storie, della vita raccontata dagli altri. Quanto è stato bello quell’isolamento digitale. Ripeto. Non lo dimenticherò mai.

È questa la lezione più bella del mio folle 2025, in cui ho corso in lungo e largo per l’Italia e l’Europa, fuggendo dai fantasmi del passato, dalla paura di non poter più essere felice. Budapest, Barcellona, Milano, Torino, Napoli, Amsterdam, Palermo, Ibiza, Marocco, Malaga, Lisbona. Ho preso più voli nel 2025 che in tutta la mia vita, ma le caramelle più belle le ho create senza telefono, a Taghazout, anzi a “Tagacoso”, come ci piaceva chiamarlo, con rispetto e affetto parlando.

Lì ho imparato che i ricordi che non fissiamo nello schermo sono le caramelle più dolci che ci restano dell’anno che si conclude, quelle che scartiamo con più gioia e più soddisfazione mentre dipingiamo le pagine più belle: quelle che devono ancora venire.

Perché è solo concentrandoci davvero - senza la distrazione e distruzione del telefono - sull’intensità della felicità, che possiamo riviverla veramente.
Perché nel momento in cui la viviamo, scopriamo davvero quanto vale e quando si ripresenta possiamo riconoscerla. Subito e non postuma. E viverla ancora, meglio.

Grazie, 2025, per questa lezione così banale, ma quanto vera.

Il mio proposito più buono per il 2026 è vivere tante nuove caramelle, raccontando il meno possibile.

Alessandro Di Mattia


 *Leggi : La coscienza circostante. 1. Prefazione. Siamo ancora qua; 2. Per quanto ancora? ; 3. L'alfabeto greco; 4. L’ossessione del piano A ; 5.Il Dio degli inglesi ; 6.  Eudaimonía ; 7. Καιρός


Torna indietro
I Parchi Letterari®, Parco Letterario®, Paesaggio Culturale Italiano® e gli altri marchi ad essi collegati, sono registrati in Italia, in ambito comunitario ed a livello internazionale - Privacy Policy
Creazione Siti WebDimension®