Cosa rimane dopo l’avventura umana di un grande poeta come Albino Pierro? Tanto più nella “…terra di funebri memorie, quasi al riparo dalle grandi tempeste della storia...", citando Carlo Levi e Ernesto De Martino, nel loro descrivere la Basilicata, e la stima di entrambi per Pierro (autori rispettivamente di uno storico ritratto dipinto e di una raffinata prefazione).
Ricorre quest’anno il trentennale della morte di Albino Felice Pierro (Tursi, 19 novembre 1916-Roma, 23 marzo 1995, ma sepolto nel cimitero di Tursi, nella cappella di famiglia). Poeta tra i maggiori del secondo Novecento italiano, con l’indiscusso merito di aver dato assoluta dignità letteraria al dialetto tursitano, ormai tradotto in circa quaranta lingue del mondo, vincitore allora del notevole Premio Carducci (1975), con la raccolta di poesie in dialetto "Nu belle fatte". Tra le altre tappe importanti, vanno segnalate: il 30-31 ottobre 1982 si svolse, nella Cattedrale Tursi, un memorabile mega convegno-studi su "La poesia di A. Pierro"; ormai notissimo in Russia e in Svezia, nel 1985 fu invitato dall'università di Stoccolma per una serata in suo onore, in occasione dell'uscita del suo primo libro tradotto in svedese, a recitare le sue poesie in tursitano; dagli anni Ottanta in poi, fu acclarato candidato al Nobel; nel 1992, l'Università di Basilicata gli conferì la laurea Honoris Causa, quale omaggio "all'interprete di una condizione esistenziale che fa corpo tutt'uno con l'anima antica della civiltà lucana"; sull’intero corpus dialettale utilizzato per la prima volta da Pierro, ha lavorato per circa sette anni il Dipartimento di Lingue e Letterature Romanze dell’Università di Pisa che ha pubblicato nel 1993, Le Concordanze, sorta di acuto dizionario costruito con l'elenco e il raffronto di tutte le parole pubblicate nei libri pierriani (solo il Porta e il Belli hanno avuto un simile omaggio).
Per sua volontà, tutto è stato donato alla Provincia di Matera, quindi al Comune di Tursi: la casa, la biblioteca con migliaia di libri e una nutrita e varia documentazione. Dal 1996, con delibera del Consiglio Comunale, sindaco Giuseppe Cassavia, Tursi si fregia del titolo "Tursi Città Di Pierro" e anche dell’intitolazione dell’Istituto comprensivo scolastico statale.
Nel 2012, l’attesa e monumentale pubblicazione in due volumi dell’opera omnia Tutte le poesie, edizione critica a cura di Pasquale Stoppelli (Salerno Editrice, Roma). Restano ancora gli inediti, oltre un migliaio di poesie.
Critici letterari e studiosi autorevoli, come Gianfranco Contini, Pietro Folena, Emerico Giachery e il nostro contemporaneo Giorgio D’Elia, da tempo ne hanno messo in evidenza l’autenticità della ispirazione, con il rimando raffinato a taluni grandi voci della poesia italiana, e il valore e l’originalità dell’opera poetica quasi tutta legata alla “Terra del ricordo”, al distacco dall’amato paese, alla fanciullezza segnata da tristezza, all’intero e malinconico microcosmo socio-antropologico tursitano, alla memoria resa viva e palpabile da realismo, simboli e metafore, anche con toni aspri e lievissimi al contempo, ma intenso è anche l’inquietudine dell’amore, del senso del tempo perduto e della morte sempre incombente.
Sono tutti temi universali, di una ricerca inappagata, che scaturiscono da una infanzia comunque segnata totalmente dalla prematura morte della giovane madre di Montalbano Ionico, la maestra Elementare Margherita Ottomano (per i postumi del parto, a distanza di alcuni mesi, nel rione Rabatana, in via Duca degli Abruzzi n. 15), da evidenti problemi di salute e dal rischio di diventare cieco per una malattia degli occhi, oltre che da un senso permanente di irrequietezza interiore e di insofferenza nel successivo periodo scolastico, e in quelli dell’adolescenza e giovinezza.
Suo padre, il possidente Giuseppe Salvatore Giacomo Pierro, si risposò altre due volte e furono le zie paterne Assunta e Giuditta Pierro ad allevarlo (era il terzogenito), imparò con alterna fortuna a suonare il mandolino (in seguito provò anche con il piano), mentre nutriva il sapere con la biblioteca di casa e quella, ancor più fornita, della imparentata famiglia di Domenico Capitolo. Dopo la scuola Elementare nel paese natale, dove ritornerà di tanto in tanto per periodi più o meno brevi, fu mandato a studiare a Taranto, a Salerno e a Sulmona per gli studi liceali, dove insegnava suo cugino Guido Capitolo, che seguì a Fusine, vicino Tarvisio; smise poi di andare a scuola, ritornò brevemente a casa, quindi riprese a studiare e nel 1936 fu a Novara, sempre con il cugino Guido; nel 1939 fu dal fratello Maurizio, maestro Elementare a Lanuvio, vicino a Roma; approdò definitivamente nella Capitale, conseguì il diploma Magistrale da privatista e nel 1944 completò gli studi fino alla laurea in Pedagogia con una tesi su sant’Agostino.
Scriveva molto, fiabe per il giornalino Balilla, racconti su riviste letterarie, un’inedita opera teatrale “I frutti della menzogna”, oltre al testo di una canzone. Nel 1946 pubblicò la sua prima raccolta poetica intitolata "Liriche", seguiranno le Nuove Liriche, Danesi in via Margutta, Roma, 1949; Mia madre passava, Fratelli Palombi, Roma, 1956; "Il paese sincero" (1956), Il transito del vento, Dell'Arco, Roma; 1957; Poesie, Roma, 1958; Il mio villaggio, Cappelli, Bologna, 1959; Agavi e Sassi, Dell'Arco, Roma, 1960; Appuntamento, Editori Laterza, Bari, 1967; Incontro a Tursi, Editori Laterza, Bari, 1973.
Nel 1959 prese corpo il desiderio di esprimersi in tursitano, lui che era stato obbligato a parlare italiano nell’ambito familiare di benestanti e che, da adulto, amerà in modo assoluto appropriarsi del dialetto. Le sue opere, nate dalla riscoperta della sua lingua natale, cominciarono ad essere tradotte in varie lingue, anche in persiano. Ricorda lo stesso Pierro:
“Non avevo mai pensato di usare il dialetto. Mi accadde, senza averlo davvero deciso, il 23 settembre del 1959. Ogni anno tornavo a Tursi e quella volta fui costretto a rientrare a Roma anticipatamente, ingenerando in me un senso quasi angoscioso del distacco, mi aveva turbato. Prima di lasciare la grande casa dei miei, m’ero affacciato a uno dei balconi e avevo contemplato con commozione intensa quanto inusitata quella che sarebbe diventata per me “la terra del ricordo”. Quel ricordo, al termine del viaggio, già dominava la mia interiorità e chiedeva di essere tradotto in canto, però che gli fosse intimamente affine e profondamente connaturato, un canto diverso nelle sue modulazioni da quello a cui avevo fino ad allora affidato i moti del mio sentimento, le risonanze della mia coscienza, i trasalimenti del mio esistere... E ne patii. Nacque così, di getto, la prima poesia in tursitano: Prima di parte / Prima di partire. Sei mesi dopo, era pronta la prima raccolta in dialetto".
Su quell'evento non ci sono spiegazioni, ma la "conversione" al dialetto avvenne con la raccolta "'A terra d'u ricorde" (1960), che scrisse in tursitano, l'idioma del suo paese. Un dialetto dalle antiche origini che mai aveva conosciuto codificazione scritta. Così Don Albino rievocò la scelta: “Quella di Tursi, il mio paese in provincia di Matera, era una delle tante parlate destinate a scomparire. Ho dovuto cercare il modo di fissare sulla carta i suoni della mia gente. Mia madre, morì poco dopo la mia nascita. La mia nutrice non aveva quasi latte. E mi davano alle donne del paese, madri fresche, per una poppata. Ancora oggi, quando torno a Tursi, incontro vecchiette che mi ricordano il debito: "Don Albine, io ti ho dato il latte".
Il Parco Letterario Albino Pierro, nello storico palazzo della famiglia, dove ha sede l’omonimo Centro Studi, presieduto da Franco Ottomano, parente della madre del poeta, da sempre e pur tra difficoltà oggettive si incarica di omaggiare e mantenere viva la memoria del poeta e della sua intera produzione, oltre a ripercorrere concretamente l’itinerario umano e poetico del Vate Tursitano, soprattutto con la pubblicazione dell’opera omnia, ma cadenzando gli appuntamenti con eventi, incontri, manifestazioni, iniziative e con la lodevole ristampa anastatica di parecchie opere, ormai fuori catalogo e perciò introvabili, avvalendosi nel tempo di diversi e autorevoli contributi, tra gli altri, degli indimenticati Rocco Brancati, giornalista, Cosimo Damiano Fonseca, accademico dei Lincei, del prof Franco Trifuoggi e con la sapiente presidenza onoraria di Maria Rita Pierro, unica figlia di Albino Pierro.
Dunque, cosa resta di un valoroso e ispirato poeta, il più illustre dei cittadini tursitani? Sicuramente le opere, finché circoleranno e si leggeranno, i luoghi, fonti di ispirazione se sopravvivranno nelle forme riconoscibili, i ricordi, prima che anche le minuzie sbiadiscano nell’oblio, ma soprattutto sopravvive nel tempo l’inesauribile tentativo dei posteri della ricerca di penetrare il suo mistero, che ha il suo centro proprio a Tursi.
Salvatore Verde
Opere in dialetto tursitano: 'A terra d'u ricorde, Il Nuovo Belli, Roma, 1960; Metaponte, Il Nuovo Cracas, Roma, 1960; I'nnammurète, Editori Laterza, Bari, 1963; Metaponto, Editori Laterza, Bari, 1966 (Ristampa); Nd'u piccicarelle di Turse, Editori Laterza, Bari, 1967; Eccò 'a morte?, Editori Laterza, Bari, 1969; Famme dorme, Scheiwiller, Milano, 1971; Curtelle a lu sòue, Editori Laterza, Bari, 1973; Nu belle fatte, Mondadori, Milano, 1975; Com'agghi' 'a fe?, Edizioni 32, Milano, 1977; Sti mascre, L'Arco Ed.d'Arte, Roma, 1980; Dieci poesie inedite in dialetto tursitano, Pacini, Lucca, 1981; Metaponto, Garzanti, Milano, 1982 (Ristampa); Poesie inedite in omaggio a Pierro, Lacaita, Manduria, 1982; Ci uéra turnè, Ed. del Girasole, Ravenna, 1982; Si pò nu jurne, Gruppo Forma, Torino, 1983; Poesie tursitane, Ed.del Leone, Venezia 1985; Tante ca pàrete notte, Manni, Galatina, 1986; Un pianto nascosto, Einaudi, Torino, 1986; Nun c'è pizze di munne, Mondadori, Milano, 1992.
Immagine: Tursi (Mt) particolare, di Nicola Crispino
Chi ci arrivè a la Ravatène si nghiànete 'a pitrizze ca pàrete na schèhe appuntillète a na timpa sciullète... Albino Pierro, 'A Ravatène